Il Brasile rischia una crisi finanziaria nel 2015. Parola dell’economista Miranda

L’economista brasiliano Felipe Miranda prevede una crisi finanziaria assai grave per il suo paese tra pochi mesi, specie se a vincere le elezioni di ottobre fosse il presidente in carica Dilma Rousseff. Alla base dei problemi del Brasile, spiega, c’è l’attacco al mercato del capo dello stato e del suo governo, che ha portato a un’inflazione fuori controllo.

crisi finanziaria assai grave agli inizi del 2015, simile a quella che portò sull’orlo del fallimento il paese sudamericano nel 1994, quando fu adottato il Piano Reale per contrastare l’iper-inflazione. A sostenerlo è l’economista Felipe Miranda, a capo dell’agenzia Empiricus, che per le sue analisi si è anche beccato una denuncia da parte dello staff della presidentessa Dilma Rousseff, che lo accusa di interferire in piena campagna elettorale e di fare propaganda in favore dello sfidante Aecio Neves, il candidato del centro-destra.

Miranda replica alle accuse e parla di tentativo di censura di qualsivoglia idea contraria a quella della Rousseff. Spiega che il capo dello stato potrebbe ottenere un secondo mandato, cosa che lascerebbe ipotizzare non già che utilizzerebbe i prossimi 4 anni alla presidenza per correggere gli errori commessi nella gestione dell’economia, bensì per farne ancora di più.

Il timore più grande riguarda l’inflazione, che nel mese di agosto è salita sopra il 6,5%, il limite massimo perseguito dalla banca centrale. Per Miranda, i prezzi dovrebbero accelerare la loro corsa di un paio di punti percentuali agli inizi del 2015, frutto della politica della Rousseff, che non crede al mercato e si permette di intervenire in ogni settore dell’economia, controllandolo.

L’economista paventa uno scenario venezuelano e, in parte, anche argentino: inflazione in salita, congelamento dei prezzi da parte del governo, penuria di beni sugli scaffali, perdita di potere d’acquisto delle famiglie.

D’altronde, Miranda nota come lo staff della presidentessa non abbia capito molto sulle ragioni per lottare contro l’inflazione: essa colpisce i più poveri, spiega, perché i ricchi vengono intaccati poco dall’aumento dei prezzi, avendo investita la loro ricchezza in asset che producono rendimenti. Fare leva sull’inflazione per stimolare l’economia non solo non ha funzionato, osserva, ma oggi il Brasile vanta sotto i 4 anni di Rousseff la più bassa crescita dal 1930.

Si mostra molto pessimista sull’andamento dell’economia brasiliana nei prossimi mesi e per tre fattori principali: sia la Rousseff che la sua principale sfidante, l’ecologista Marina Silva, non mostrano di volere combattere l’aumento dei prezzi; i tassi di interesse saliranno per effetto della svolta monetaria della Federal Reserve; la Rousseff, in particolare, proseguirebbe una linea politica di attacco ai mercati, allontanando gli investimenti, anziché attirarli.

Sondaggi elezioni Brasile

Intanto, i sondaggi danno la corsa per leelezioni presidenziali di ottobre più incerta che mai. Una rilevazione di Ipobe da la Rousseff in vantaggio al primo turno con il 36%, seguita da Silva al 30% e Neves al 19%. Rispetto alla precedente rilevazione del 12 settembre, il capo dello stato in carica avrebbe perso il 3%, Silva l’1%, mentre Neves avanzerebbe di 4 punti percentuali. Al secondo turno, poi, Silva otterrebbe il 43% e Rousseff il 40%. Anche in questo caso, si tratta di un trend negativo per la seconda, che era data al 42% nella rilevazione del 12 settembre, contro il 43% di Silva.

Fonte: Investire Oggi

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